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Donne Salute e Ambiente: convegno IDV a Napoli

Il drammatico inquinamento delle nostre città, delle nostre terre, dei nostri mari e dei nostri fiumi, sta compromettendo il nostro benessere, psicologico e fisico. Molte sono le nuove patologie che si stanno diffondendo nel mondo e che sono strettamente legate all’ambiente nel quale si vive e si lavora. Bambini e donne sono i soggetti più colpiti da questo tipo di malattie, proprio per le diverse caratteristiche fisiche e la diversa sensibilità all’ambiente che hanno rispetto al genere maschile. Ed è proprio per capire quali effetti ha un ambiente malsano sulla donna e cosa si può fare per evitarli o prevenirli, che è nata l’idea del convegno “Donne, Salute e Ambiente”, organizzato da dipartimento donne dell'Italia dei Valori a Napoli. Abbiamo immaginato un momento che fosse non solo un grido di allarme sui danni alla salute derivanti dai nostri errori nei confronti dell’ambiente, ma anche una finestra di ottimismo sulle capacità di correggerli.

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''La riduzione degli sprechi e l'abbattimento della spesa sanitaria può e deve essere attuata anche attraverso la chiusura dei centri autorizzati al trapianto di organi che hanno presentato una casistica inadeguata nel corso degli ultimi anni e che quindi non danno garanzia di qualità e sicurezza''. E' quanto chiede Antonio Palagiano,responsabile nazionale sanità dell'Italia dei Valori, in un ordine del giorno alla legge sul trapianto parziale di polmone,pancreas e intestino, presentato e approvato oggi nell'Aula della Camera. ''Le linee guida del 2002 approvate in Conferenza Stato Regioni, prevedono, infatti, la revoca dell'autorizzazione nel caso non si raggiungano gli standard minimi e le attività minime poiché meno trapianti si eseguono, meno il personale chirurgico e' allenato e di conseguenza la sopravvivenza dei pazienti si riduce significativamente a fronte di costi esorbitanti ed ingiustificati. Appare pertanto anacronistico e contraddittorio, per un paese come l'Italia, in cui la spesa sanitaria rappresenta la prima voce del deficit regionale - prosegue Palagiano - consentire la persistenza sul territorio di 114 centri trapianti a fronte di un numero esiguo  di donazioni da cadavere, peraltro fermo al lontano 2006''. ''Con il nostro ordine del giorno abbiamo perciò impegnato il governo a mettere mano, senza ipocrisie, su un tema così attuale - conclude il deputato Idv - per spazzare via rendite di posizione frutto di mere spartizioni politiche e che nulla hanno a che fare con la salute del cittadino''.

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Una sanità sprecona, quella italiana, che di fronte ad una spesa sanitaria sempre più alta offre ai cittadini servizi ed assistenza inefficienti. Il quadro arriva chiaro in questi giorni in cui il Governo sta cercando una strada per ridurre la spesa pubblica chiedendo agli italiani di segnalare gli sprechi, ma per noi era evidente da mesi, anni forse. L’autonomia regionale ha dimostrato nel nostro Paese tutta la sua debolezza creando discrasie nell’offerta dei servizi sanitari, dell’assistenza e degli strumenti medici, difficili da sanare. Mi auguro, per questo, che la “spending review” messa in atto dal governo intervenga fermamente su questo punto, e non continui ad operare, invece, tagli in settori già deboli come il sociale, la cultura, l’istruzione. Ridurre la spesa sanitaria ed evitare gli sprechi si può, ad esempio, attraverso la promozione della cooperazione interregionale in campo sanitario e la riduzione del ricorso alle esternalizzazioni. A che servono, ad esempio, due grandi ospedali con medesime Unità Operative Complesse a 20 o 30 km di distanza, solo perché sorgono in regioni diverse? Per questo occorre favorire il dialogo e la cooperazione tra regioni limitrofe. In questa ottica è anche di fondamentale importanza l’introduzione di costi standard per materiale e prestazioni sanitarie, proponendo una loro centralizzazione degli acquisti a livello regionale ed auspicabilmente anche a quello interregionale.

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Nei giorni scorsi il circo della Formula Uno ha sollevato per un attimo la pesante cortina che impedisce al mondo di sapere esattamente cosa capita in Bahrain, dove dal febbraio 2011 è in atto una feroce repressione del regime reale sunnita Al Khalifa, nei confronti della maggioranza (oltre il 70% ), di religione sciita. Ma ciò che vogliamo ricordare è ciò che è stato fatto a 18 medici e 2 infermieri: essi sono stati imprigionati e torturati, costretti sotto tortura a firmare confessioni e sono stati condannati a pene tra i 5 ed i 15 anni. Tutto questo per il solo fatto di aver prestato cure a feriti che erano stati resi tali dalla repressione della pacifica rivolta contro il regime. La Convenzione di Ginevra ed i suoi Protocolli, oltre alle leggi del Diritto Internazionale Umanitario, regolano appunto i diritti degli uomini ad essere soccorsi e curati, durante qualsiasi conflitto. Tali leggi proteggono anche gli esseri umani dalla barbarie della tortura. Ciò non è valso per questo manipolo di operatori della sanità, che in Bahrain sono stati strappati alle famiglie, imprigionati e torturati. Noi crediamo che il nostro governo dovrebbe promuovere, nel rispetto del diritto internazionale, un’azione di condanna ferma del regime che nel piccolo stato mantiene un livello sociale e politico di tipo feudale, ricordando attraverso la nostra diplomazia, che le leggi che tutelano un operatore sanitario nel suo normale lavoro di soccorso di un paziente, non possono in alcun modo essere infrante. Certo se il mondo delle corse avesse deciso di cancellare il Gran Premio del Bahrain come atto di protesta contro il comportamento del regime, avrebbe attuato un gesto umanitario rilevante, ma purtroppo la logica del profitto sembra essere imperante anche per quello che di sport ha molto poco, divenuto solo la ricca passerella di modelli automobilistici e sponsor miliardari. Noi esprimiamo la nostra solidarietà a coloro che ogni giorno, in tutto il mondo, appartenenti o meno ad organizzazioni umanitarie, compiono il loro dovere di aiutare il prossimo sollevandolo dalla sofferenza fisica, anche a costo di doverla poi sopportare sul proprio corpo, quale atto di barbara ritorsione.

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Circa 1 mese fa sul Sole24ORE, è stata pubblicata una valutazione degli ospedali italiani, pubblici e privati accreditati, basata su un data base gestito dall’Agenas con il Ministero della Salute, definito “Programma nazionale esiti” che, utilizzando 32 indicatori di prestazione e 13 parametri di ospedalizzazione, ha fornito strumenti utili per acquisire un riscontro immediato, seppure parziale, sullo stato della sanità nazionale. Sono state valutate patologie internistiche  frequenti e di rilevante peso prognostico, quali l’infarto del miocardio, l’ictus cerebri, lo scompenso cardiaco  e la broncopolmonite cronica riacutizzata, e trattamenti chirurgici diffusi, quali la colecistectomia, la terapia delle fratture di femore o di tibia-perone, l’asportazione di neoplasie polmonari, le artroscopie di ginocchio, i parti con taglio cesareo primario, la mortalità a 30 giorni da interventi chirurgici non oncologici, ecc.. Lo studio dei dati pubblicati consente alcune rapide conclusioni che avrebbero dovuto stimolare adeguato intervento da parte del Ministero della Salute e, per suo tramite, degli Assessorati Regionali alla Sanità.

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26 apr- "Bloccare il fondo di 150 milioni per i disabili e' una decisione grave e controproducente. Si trattava di un fondo assolutamente insufficiente per rispondere alle esigenze di oltre due milioni e mezzo di disabili, tagliarlo addirittura e' un atto di incivilta' politica. Questo governo si dimostra sempre piu' amico dei banchieri e delle lobby economiche e finanziarie e sempre meno attento alle reali necessita' dei cittadini". Lo afferma il capogruppo Idv in Commissione Affari Sociali Antonio Palagiano.

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Immaginate la storia di un farmacista dipendente (o disoccupato o ex titolare di parafarmacie) che all’età di 64 anni riesce a vincere il concorso straordinario e diventa, finalmente, titolare di farmacia. Ebbene, secondo il recente decreto sulle liberalizzazioni, quel farmacista neo-titolare, dopo pochi mesi, e cioè al compimento del sessantacinquesimo anno di età, non potrebbe più gestire il suo esercizio -per sopraggiunti limiti d’età - e sarebbe costretto ad assumere un direttore di farmacia, pena la chiusura dell’attività. Sembra incredibile, ma è proprio così. E’ evidente che il criterio adottato dal governo Monti è alquanto bislacco, poiché in Italia vige ancora la legge (183/2010) che consente ai farmacisti dipendenti del SSN di andare in pensione, su richiesta, fino all’età massima di 70 anni. A quelli “privati” no. Pertanto, l’asticella va su e giù a seconda che si tratti di un titolare di farmacia o di un dipendente del SSN. Insomma, due pesi – due misure. La nuova norma, varata dall’esecutivo in carica, è ancora più surreale se si considera che finora il titolare di farmacia ha potuto continuare a gestire il proprio esercizio a tempo indeterminato, e cioè anche dopo la pensione, a patto che, continuasse a versare i contributi previdenziali. Come dire, l’idoneità alla distribuzione del farmaco sul territorio, non c’entra. Il motivo di un tale strafalcione? Nulla di tecnico, ma il frutto del “mercato delle vacche” tra PD e PDL, ufficialmente insieme a sostenere Monti: ad ogni modifica del testo richiesta dal PDL doveva per forza corrispondere un’altra modifica proposta dal PD. A prescindere dai contenuti. Che tristezza.